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La centrale a olio di calza

Dopo l'ennesimo stop del progetto per la costruzione di una centrale a olio di colza nella frazione di Borsea, area Interporto, la E-factory ci riprova con una nuova proposta a km. zero che promette di essere un ulteriore passo in avanti verso l'energia pulita. E in effetti il passo ci sta tutto se consideriamo che la centrale in progetto funzionerà ad "olio di calza". "In pratica - ha dichiarato il progettista dell'E-factory - la nostra azienda si incaricherà di ritirare calze, calzini, calzerotti e pedalini dai cittadini di Rovigo e Comuni limitrofi per restituirli, dopo la fase di spremitura, debitamente lavati. In questo senso abbiamo richiesto alle Amministrazioni comunali di fare un'apposita ordinanza per imporre ai propri cittadini l'uso dello stesso paio di calze per almeno una settimana e l'obbligo di indossare solo pesanti scarponi felpati d'inverno e stivalI di gomma d'estate".

Contiero: nessuna divisione nella L-e-g-a N-o-r-d polesana

"Siccome che ci dicono che siamo litigiosi e che voglio sempre comandare io me, in verità, in verità vi dico che dopo i commissariamenti delle sezioni di Lendinara, Munerato incarta e porta a cà, e Occhiobello, cussi te impari a stare al mondo Buoso, siamo tutti più uniti nel Grande Sogno Padano". Così si è espresso Il conducator leghista Antonello Contiero ai cronisti all’uscita da un corso di comunicazione non verbale “di lotta e di governo” tenuta dal Professor Rutti Peti, lo stesso che ha aiutato il Senatur Umberto Bossi a ritrovare la fase motoria dopo l’ictus che lo ha duramente colpito qualche anno fa.

LA GRANDE STORIA DELL’UNITA’ DELLA PADANIA: seconda puntata

-2) L’antro di Milius (traduzione per i leghisti polesani: l’antro non significa l’altro, ma caverna, grotta o luogo buio e misterioso) Viveva, vicino al villaggio dove dimorava Umburrt con la famiglia, in un tugurio mal riparato dalle intemperie, un tal Milius, un vecchio glabro e ieratico che veniva onorato dalle genti quale mistico e saggio. Prediceva il futuro leggendo le croste del paiolo della polenta taragna e di questo campava. Favoleggiava di un tempo passato in cui i Popoli Celtici erano uniti in una grande confederazione che andava dai gelidi mari del nord popolati dal magnapatate sapiens e dall’aringa infumegà, alle calde terre dove vivevano animali favolosi e misteriosi quali il liofantico, una specie di mammuth depilato come le danzatrici delle capanne chiuse o il “leon ch’el magna el moron”, un gatto ipertrofico che si nutriva di moretti seminudi, proprio l’esatto contrariio di ciò che accadeva tra le tribù dei Berici o dei Camuni che mantecavano i gatti nel latte di ...

Eroi polesani del nostro tempo: Nullo Chennedi (parte III)

Giunge a conclusione la saga biografica di Nullo Chennedi, prima delle tante figure polesane che il nostro collaboratore Ivan Mancin, alias Eusebio Ripapersico, ci racconterà in questa prestigiosa rubrica. Dopo la puntata 1 e la puntata 2, incredibilmente arriva questa terza puntata. Ringraziamo sentitamente Eusebio per averci consentito di andare al mare anche questa domenica e lo invitiamo, anzi incitiamo a spedirci altri contributi, che noi siamo di bocca buona.

Eroi polesani del nostro tempo: Nullo Chennedi (parte II)

Pubblichiamo in ritardo questo nuovo capitolo della biografia di Nullo Chennedi, curato dal nostro collaboratore Ivan Mancin, perchè ci è giunto in modo rocambolesco. A recapitarcelo, infatti, è stato un indoeuropeo di bassa statura, con la lingua a penzoloni, che ha preteso una mancia per il servizio, ma ha rifiutato un bicchiere d'acqua. "Faccio parte di un servizio di consegna a staffetta. Abbiamo impiegato centoventimila persone per portarle questo plico da Bonggakaradeng, in Indonesia". Non sappiamo che diavolo ci faccia Ivan in Indonesia, ma tosto pubblichiamo il suo tempestivo contributo.

Eroi polesani del nostro tempo: Nullo Chennedi (parte I)

Noi la domenica andiamo al mare. Ma per chi resta a casa, c'è una nuova rubrica domenicale, dopo i fasti de "Le visioni di Leonida Gusmaroli" e "La parola ai lettori". Questo spazio settimanale, dedicato ai grandi polesani della politica e non, è curato interamente dal nostro nuovo collaboratore Eusebio Ripapersico, plurimutilato di guerra, che con il padre centenario gestisce una ditta di derattizazione, più volte denunciata per l'uso di fosforo bianco in zone densamente popolate. Ripapersico si firma in genere con uno pseudonimo, Ivan Mancin, giacchè non ama scrivere, ma le voci nella sua testa hanno minacciato di uccidergli il padre se non lo farà. Gli diamo il nostro più caldo benvenuto.

LA GRANDE STORIA DELL’UNITA’ DELLA PADANIA: prima puntata

1 – Gli albori (traduzione per i leghisti polesani: non sono gli alberi, ma gli inizi) Il 16 marzo 2011, un giorno prima dell’Unità d’Italia, alle ore 13.25, per circa tre minuti, si festeggerà l’Unità della Padania. La ricorrenza verrà ulteriormente festeggiata dagli operosi padani lavorando 16 ore filate proprio per marcare la differenza con l’indolenza romana che, per l’italico anniversario, prevede l’ozio della festività statale. La Padania unita compie quest’anno esattamente 2550 anni ed è quindi molto più antica della stessa fondazione di Roma (ladrona). Ma come nasce la Padania?

Scano Boia!

Nonostante otto comuni deltini (Adria, Corbola, Papozze, Ariano, Loreo, Rosolina, Teglio di Po e PortoViro) capitanati dal prode Geremia Gennari, ambientalista estremo, Presidente dell'Ente Parco del Delta del Po veneto nonchè sindaco della Perla Verde del Delta, Porto Viro, spingano per l'approvazione del rivoluzionario Piano del Parco nel quale verranno addirittura trasformate in strade bianche alcune arterie viarie ora asfaltate, il nono Comune, Porto Tolle, sostenuto dalla Lega che annovera tra le proprie fila il vicesindaco portotollese Ivano Gibin, vero Richelieu del carroccio polesano, si oppone all'approvazione del Piano stesso se non verranno stralciati dal perimetro del Parco 1400 ettari di scani fronte mare.