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Che fine ha fatto Jacopo Carlotti?

Chi si ricorda ancora di Jacopo Carlotti, l'originale umorista in forze alla Voce fino non molto tempo fa?
Di lui si sono perse le tracce sul finire del 2010, aggiungendo Carlotti alla lista - fortunatamente non molto lunga - di meteore della comicità polesana.
Il poco che si conosce di Carlotti è avvolto dal mistero. Anche i suoi ritratti fotografici (qui pubblichiamo uno scatto risalente agli anni Ottanta) sono discordanti, creando quell'alone di leggenda e altre essenze odorose non indentificate che caratterizzano questo singolare elzevirista.
In una delle sue periodiche cene conviviali con la stampa, il consigliere regionale del Pd Graziano Azzalin ha affermato di conoscere bene Jacopo Carlotti e di avere militato con lui nel Partito Comunista, ai tempi in cui essere comunisti non procurava discredito e sberleffi, ma incarichi di prestigio negli enti strumentali. Carlotti, tuttavia, smentisce questo racconto, sostenendo di essersi recato a una riunione del Pci solamente per poter usare il cesso. Lo stesso Azzalin, interpellato in seguito dal San Francisco Chronicles, afferma di avere rilasciato tali dichiarazioni in stato di ebbrezza da lambrusco e di non avere mai nemmeno fatto parte del Partito Comunista, essendo approdato alla politica per la prima volta nel tardo 2008.
Di Carlotti è invece ben noto il travagliato iter giudiziario, prodotto - a suo dire - da un complotto ordito per ragioni passionali e deflagrato per l'accanimento giustizialista da parte dei magistrati locali. L'opinionista è accusato del crack del Bar Sport di una frazione di Adria, avvenuto nell'arco di una sola giornata nel giugno 1997. Il titolare del bar, tale Tirvulzio Bassani, afferma di aver chiesto a Carlotti di tenergli il locale per mezzoretta, per andare a pagare alcune bollette in posta. In tribunale, Bassani ha spiegato di essersi fidato nel lasciare la gestione a Carlotti, perchè questi all'epoca era amministratore delegato della MetroDeciPol, azienda speciale provinciale incaricata del monitoraggio sull'andamento e i risultati prodotti dall'introduzione del sistema metrico decimale in Polesine, e dava quindi le massime garanzie di affidabilità sotto il profilo manageriale.
Al rientro dalla posta, invece, il bar era già andato in rosso di decine di milioni di vecchie lire adriesi, tanto da costringere il proprietario a dichiare il fallimento e lasciare sulla strada alcuni veci imbriaghi. Al processo, tuttora in corso, si scontrano opposte versioni dei fatti: secondo il titolare della storica attività, gestita dalla famiglia fin dai tempi del bisavolo Franzio Bassani, il tracollo è avvenuto perchè Carlotti aveva sottratto soldi dalla cassa per effettuare investimenti ad alto rischio in titoli tossici del ducato immaginario di Prochtenstein. Carlotti, invece, afferma di avere semplicemente offerto numerosi giri di spriz agli avventori, allo scopo di fidelizzare la clientela e aumentare il giro di affari, e che Tirvulzio Bassani lo accusa solamente per una personale acrimonia dettata dal fatto che gli aveva pinciato la moglie, fintantochè era in posta.
Il caso si trascina in tribunale da oltre dieci anni, con svolte clamorose, come l'esplosione in aula del giudice Ispio Tenani, e momenti entrati nei testi di storia contemporanea, ad esempio la testimonianza di Chrysostomos II, primate della chiesa ortodossa di Cipro.
Negli ultimi anni Carlotti ha abbandonato la militanza nei partiti, avendo esaurito tutte le sigle disponibili, senza rinunciare tuttavia a partecipare a liste civiche in varie tornate elettorali e addirittura candidandosi a sindaco di Adria. Ma è come scrittore che ha raggiunto i migliori risultati della sua carriera, proponendo sferzanti editoriali umoristici sul quotidiano La Voce di Rovigo, ristampati anche dal periodico on line La Repubblica Veneta.
Nel 2010 mancò il pulitzer per un pelo, per la storica intervista strappata allo statista polesano Gianni Magnan e pubblicata l'anno prima proprio sulla Voce. L'articolo ricevette comunque numerose onoreficenze, tra cui i complimenti di Gianni Magnan stesso e il secondo premio al concorso nazionale di giornalismo "Buffacchio Buttafave", premio consistente in un secchio di scquacquerone fresco e un plico di depliant del concorso tornati con i resi delle poste.
Riproponiamo questo classico del giornalismo rodigino, pubblicato su La Voce il 3 giugno 2009, in cui Carlotti inchioda alla sedia Gianni Magnan con domande ficcanti e sintetizza senza fronzoli e divagazioni offensive per la cultura del lettore l'intera querelle giornalistica sulla candidatura al fianco di Contiero dell'uomo condannato in primo grado per il crack Eurobic. Attendiamo il ritorno di questo pioniere del giornalismo polesano.


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