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Quant'è buono l'assessore dal cuore d'oro

Chi ha trovato divertente la gaffe di Studio Aperto, che ha invitato i senzatetto a stare in casa durante le bufere di neve di questi giorni, avrà di che sollazzarsi nel seguire le favolose avventure di Antonio Saccardin, detto Gianni, l'assessore più buono del Polesine.
Amato e rispettato dal mondo cristiano-cattolico e pure da molti laici, l'assessore dal cuore d'oro spende oggi tutta la bontà cristiana di cui è pervaso in un nuovo incarico di prestigio, in prima linea contro la povertà e l'emarginazione, come sempre con lo spirito caritatevole che contraddistingue il buon cristiano. Vediamo un rapido riassunto della vera e propria rivoluzione umanitaria attuata da questo degno erede dei grandi Papi della storia.
Maggio 2011: torna finalmente assessore a Rovigo, dopo essere stato consulente della giunta bolscevica e laicista guidata da Fausto Merchiori, pur di mantenere la prole, e dopo un incarico analogo al Comune di Lendinara, dove però si guadagna di meno. Mentre la giunta traballa tutta l'estate per gli scazzi interni, lui resta saldo come uno scoglio nel mare in tempesta, attuando le prime importanti riforme dei servizi sociali a Rovigo. A lui è attribuita l'innovativa clausola per l'assegnazione delle case popolari: vince chi abita a Rovigo da più tempo. Finalmente un po' di meritocrazia, perdiana.
Agosto 2011: in un'uscita sulla stampa locale, lancia un grido d'allarme pervaso di cristiana sofferenza e religioso sdegno. "Sono in aumento le famiglie che chiedono aiuto perchè sfrattati", geme l'assessore dal cuore d'oro. "Il fenomeno è in aumento e dobbiamo trovare soluzioni quanto prima", singhiozza, mentre l'autore dell'articolo ci fa sapere che la prima causa che spinge le famiglie a chiedere un alloggio temporaneo è la perdita del lavoro. Analizzata la situazione, Antonio detto Gianni inizia a elaborare un mirabolante piano. 
Gennaio 2012: il piano è pronto e giustamente l'assessore dal cuore d'oro lo presenta al mondo. D'ora in poi gli immigrati che non hanno un lavoro non potranno avere un alloggio parcheggio. Esatto. Eh, sì. Il ragionamento è il seguente: siccome la prima causa di sfratto è la perdita del lavoro, potrà avere una soluzione abitativa solo chi ha un lavoro. Attenzione, però, questa regola vale solo per gli immigrati. Ma non è razzista. Prima che qualche anima bella comunista polemizzi, Gianni detto Antonio chiarisce come stanno le cose: "Lo prevede la legge Bossi-Fini". E la Bossi-Fini non è una legge razzista, dice solo che se non sei italiano non hai gli stessi diritti di un italiano. "Il criterio è sempre stato rispettato dagli uffici. Io, per chiarezza, ho voluto fosse messo nero su bianco". Quanto zelo. Ma cosa succederà agli immigrati che, rimasti senza lavoro e senza casa, non possono avere una casa popolare finchè non lavorano?
Febbraio 2012: niente paura, amici homeless! A voi ci pensano come sempre le associazioni di volontariato. L'assessore più buono del mondo stacca un assegno da 27.000 euri per la "rete integrata per i senza fissa dimora", una "rete di solidarietà e di inclusione sociale in grado di assistere le persone che versano in temporanea difficoltà alloggiativa". Ma la rete di carità, supportata dalla bontà e dal grande cuore del volontariato (oltre che dai soldi della fondazione Cariparo e da una sabadina della Provincia), sarà autorizzata a violare la ferrea disciplina della legge Bossi-Fini e accogliere anche gli immigrati disoccupati che non possono accedere a un alloggio perchè Antonio detto Gianni ha voluto mettere i puntini sulle "i"? O li lasceranno all'adiaccio finchè non si procureranno un lavoro regolare e un permesso di soggiorno?
Beh, si può sempre fare come quei frati che, trovata una clochard nel cortile del loro convento, hanno chiamato la Polizia perchè la portasse a dormire nell'atrio della stazione dei treni, dove se ne sono presi cura dei volontari. In convento non avevano spazio. Una bell'esempio di welfare che funziona, ma soprattutto una bella storia di carità cristiana.

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