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I soliti discorsi

Il contraddittorio è previsto nei programmi di informazione, ma non alle cerimonie ufficiali, dove i rappresentati delle istituzioni si producono in monologhi ampollosi, retorici e privi di qualunque valore informativo. Noi de La Ghenga, sempre innovatori nel campo della comunicazione, abbiamo deciso di introdurre finalmente il contradditorio ai testi celebrativi, in genere zeppi di fregnacce che gridano vendetta e richiedono rettifiche su rettifiche. Proprio ieri ci sono capitati per le mani i soliloqui per la ricorrenza del 4 novembre. Dovendo scegliere tra quello della presidente della Provincia, Tiziana Virgili (qui) e quello del sindaco Bruno Piva (qui), abbiamo optato per la prima, anche per ricordarci come la retorica patriottarda e guerrafondaia non risparmi nemmeno quelli che, almeno in teoria, dovrebbero incarnare valori differenti. Di seguito il discorso integrale con le nostre note.

Oggi ricorre il 93° anniversario della Giornata delle Forze Armate e dell'Unità Nazionale, ed è l'occasione per rinnovare, con ancora maggiore forza nell'anno delle celebrazioni del 150° dell'Unità d'Italia, l'orgoglio di vivere in un Paese libero e democratico, tale grazie al sacrificio di tanti uomini e donne che hanno testimoniato fino in fondo, talvolta anche con la loro vita, l'importanza della pace, della libertà e l'amore per la Patria. Ideali sostenuti e difesi allo strenuo, e tramandati alle generazioni future.
Cara Titti, ci tocca subito interromperti per chiederti: hai riciclato il discorso per il 25 aprile o hai sbagliato giorno? Il 4 novembre è la celebrazione retorica della fine della Prima Guerra Mondiale, durante la quale i regnanti italiani mandarono a morire 650.000 sudditi e ne fecero tornare mutilati un milione, al solo scopo di appropriarsi di Trento e Trieste. Che c'entrano la pace e la libertà?


Un grazie riconoscente a tutti quei militari che negli anni hanno difeso l'Italia dall'offesa del nemico, creando una Nazione libera e in pace.
E infatti è il 4 novembre. Lo abbiamo capito quando hai attaccato ad inneggiare alle forze armate. "L'Italia offesa dal nemico". La Russa non avrebbe saputo dirla meglio.
Ascolta un po', cara Titti: perchè non facciamo un complimentino anche ai popoli dell'Africa e dell'ex Jugoslavia che ci hanno dato battaglia quando noi li abbiamo invasi con le nostre truppe fasciste? Noi per esempio vorremmo celebrare Omar al Muktar, eroe della resistenza libica, impiccato dagli italiani mentre tentava di creare una Nazione libera e in pace. Che dici?

Un pensiero particolare va anche ai molti soldati ancora impegnati in Paesi lontani, stremati da guerre civili dove povertà e morte abbracciano la violenza della guerra.
Cara presidente, ci corre l'obbligo di farti sapere che in Afghanistan non c'è una guerra civile. Facciamo presente che la guerra che attualmente ammazza la gente afghana, l'abbiamo portata noi una decina di anni fa. Gli afghani non si stanno sparando tra di loro, ma stanno sparando nel culo a noi, dopo che li abbiamo invasi in armi, uccidendo qualcosa come 650 mila persone, senza portare loro nè il benessere, nè la sicurezza. Forse ti confondi con la Libia dove in effetti c'è una guerra civile: l'abbiamo fomentata e armata noi. Ci fai sapere esattamente a quali paesi stavi pensando?

Un ricordo speciale a tre giovani figli di questo Polesine, Marco Callegari, Mauro Gigli e Massimo Ranzani, caduti nello svolgimento generoso di una missione di pace. Ai loro famigliari non deve mancare la consolazione che anche il più piccolo gesto di solidarietà compiuto dai loro figlioli nei confronti delle popolazioni inerti, ha senz'altro alleviato una sofferenza. 
Avessimo perso un figlio in una guerra così stupida, vigliacca e barbara, con tale consolazione ci puliremmo le terga. Vorremmo obiettare rispettosamente che questi ragazzi sono stati mandati a morire come sempre da gente che quando dice "Patria" intende il proprio portafogli, sostenuti e incitati da tizi che se ne stanno con il culo poggiato al caldo a sproloquiare di quant'è bella guerra (finchè a morire sono i figli degli altri).

E anche se attualmente nel nostro Paese non spirano venti di guerra...
Abbiamo appena finito di bombardare un paese che sta sull'altra sponda del Mediterraneo, a pochi chilometri di mare dalla Sicilia. Titti, ma dove vivi?

...tuttavia è compito preciso di ognuno di noi, nessuno escluso, essere protagonisti del proprio tempo di pace; e se per i governanti e per chi in vari ruoli amministra il bene comune, è preciso dovere garantire la coesione sociale, è compito di ogni cittadino partecipare nella quotidianità al perseguimento del bene comune. Non eroi per un giorno, ma cittadini eroici tutti i giorni.
Chiediamo a voi amici del centrosinistra tutto di riconoscere l'eroismo di chi non si è ancora suicidato al pensiero di avervi votato perchè pensava che foste diversi da Contiero, per poi sentir piovere dal vostro versante fregnacce militariste degne della migliore retorica di destra.

E anche voi ragazzi e giovani non potete sottrarvi a questo dovere comune, perché non è il domani nelle vostre mani, ma è l'oggi che voi contribuite a costruire ed è anche dalle vostre scelte che dipende il futuro della nostra Nazione.
Quali scelte? Quale futuro?

Non rinunciate mai a manifestare lealmente le vostre idee, ma siate sempre e comunque rispettosi delle idee altrui, perché è dal pluralismo e dal confronto che scaturisce la democrazia e, quindi, il rispetto dei diritti di ognuno e di tutti. Non sprecate tempo prezioso in diatribe inutili, e non perdete le occasioni di fare il bene.
Non abbiamo capito. Noi dobbiamo manifestare pacificamente e rispettosamente, non perderci in litigi inutili, però se andiamo in un altro paese armati di fucili a seminare morte siamo eroi della pace? Ma allora non potevamo rispettare le idee dei talebani e cercare di dialogarci, invece di bombardarli? Magari si trovava un accomodamento. In fondo nemmeno ci avevano attaccati. Ce la puoi rispiegare 'sta cosa?

Non vi sarà sviluppo e ripresa economica per la nostra Nazione se il riferimento di ogni decisione non sarà il cittadino, con i suoi bisogni e le sue attese.
Questo vale solo per noi o anche per i paesi su cui sganciamo tonnellate di bombe?

E una Nazione libera e democratica come l'Italia non renderà onore a tutti coloro che hanno lottato per il loro Paese, che hanno sopportato sofferenze indicibili fino a morire sui campi di battaglia, se non si farà garante della pace sociale in ogni momento, anche nei più difficili.
E come si garantisce la pace sociale? Noi abbiamo qualche idea. Ad esempio, per uccidere gli afghani abbiamo speso miliardi di euro. Ci potevamo fare scuole e ospedali in Afghanistan e dare studio e lavoro ai nostri ragazzi in Italia. Potrebbe essere una buona strada per garantire la pace sociale. Ma poi, in effetti, cosa vi resta da festeggiavate il 4 novembre?

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