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Basta che facciamo in fretta

(Illustrazione di Svarion)
Leggiamo oggi sui giornali che l'intero arco della politica polesana è contrario alle estrazioni di idrocarburi dal sottosuolo polesano e si dice pronto a dare battaglia.
E' un buon segnale per Aleanna Resources, la società texana che vorrebbe trivellare il Polesine alla ricerca di metano. Fino a qualche anno fa la provincia pullulava di gente contraria alla riconversione a carbone di Porto Tolle, dalla politica alle associazioni di categoria, poi s'è visto come è andata a finire: pur di fare la centrale si cambiano le leggi e quelli che allora dicevano "No, basta!" oggi mugolano insaziabili "Sì, ancora!".
Aleanna può dormire sonni tranquilli e preparare le prossime tappe dell'iter per iniziare a sforacchiare il Polesine, svuotandolo dei preziosi giacimenti di gas su cui è poggiato e riportando gradualmente le condizioni geografiche dell'area all'epoca in cui Ariano Polesine era un fiorente porto di mare.
Cosa resta da fare ai nostri amici texani avidi di idrocarburi? Prima cosa, presentare un progetto, anche orribile, purchè condito con tutte le rassicurazioni possibili sul rispetto dell'ambiente e l'impiego delle migliori tecnologie possibili, accompagnato da un battage promozionale soft su quanto lavoro porterebbe ai polesani disperati e inoccupati. Prima di usare le carte migliori, tuttavia, consigliamo di aspettare. Quasi sicuramente il progetto non verrà visto di buon occhio dalla commissione Via, che chiederà modifiche. Nessun problema: basterà ripresentarlo identico, con qualche numero cambiato per assecondare le perplessità dei commissari (vi ricorda qualcosa?). A questo punto il progetto inizierà a infognarsi in un iter infinito, in cui non basteranno nemmeno quantità di regali natalizi sufficienti a fare entrare in allarme la security della Regione Veneto per la presenza di pacchi sospetti (neanche questo vi ricorda qualcosa?). Probabilmente a un certo punto il fronte che oggi tuona "no" contro le estrazioni raggiungerà l'apice, mobilitando non solo ambientalisti e amministratori locali, ma anche associazioni di artigiani, agricoltori e piccoli imprenditori. Probabilmente sulle irregolarità del progetto la Procura aprirà pure un'indagine.
E' quasi fatta, ora si tratta di fare opera di convincimento tramite appositi gruppi di pressione, per convincere i contrari di oggi a pronunciare in futuro frasi del tipo "si tratta di un investimento strategico per il fabbisogno energetico del Veneto e per il futuro occupazionale dei nostri cittadini". Occorrerà organizzare qualche manifestazione e soprattutto inondare di comunicati i giornali, a firma di sedicenti Comitati, imprenditori, consorzi e sostenitori del progetto. Non bisognerà mancare di snocciolare numeri, anche a vanvera: fate presente che è un investimento di 1,5 miliardi di euro - che nel tempo diventeranno 2,2 miliardi, poi 2,5 miliardi, poi tre per arrotondare - che porterà tremila posti di lavoro nelle fasi di cantiere e circa 700 ad opere ultimate. Poi fare terra bruciata attorno a quei pochi che resteranno contrari e accusateli di essere "il partito del no", chiarendo che quella della subsidenza è "una ecoballa" a cui andranno contrapposti numeri su numeri, studi su studi che la gente assorbirà, non avendo la possibilità di verificarli. Ovviamente è indispensabile che tutti, o quasi, i quotidiani locali siano schierati acriticamente dalla parte delle estrazioni. A questo si arriva un po' alla volta, magari con qualche buona sponsorizzazione.
Il dado sarà tratto non quando la prima trivella avrà iniziato a perforare il molle suolo polesano, bensì quando, ai sostenitori più sfegatati inizieranno ad affiancarsi sulla scena una serie di lamellibranchi politici che, dopo essersi barcamenati finchè potevano, se ne usciranno con frasi del tipo: "Oggi che il progetto è in corso dobbiamo smettere di porci il problema di dire sì o no alle trivellazioni e affrontare il come delle trivellazioni". Oppure: "L'avvio delle trivellazioni ormai è stato deciso. Ora che il processo è stato avviato agli enti locali spetta il compito di governare le attività di perforazione perchè non entrino in collisione con le esigenze del territorio". Un po' alla volta anche nel lessico della sinistra ecologista e radicale inizieranno a circolare perifrasi del tipo: "Abbiamo il compito di governare il processo di trivellazione".
Una volta portata a cottura, la classe politica sarà pronta, con il supporto mediatico dei giornali locali, a fare qualunque cosa per consentire la traforazione dei giacimenti di metano polesani. Sarà possibile non solo infrangere le leggi e saltare tappe dell'iter, ma perfino modificare a piacimento le leggi che non collimano con il progetto. L'assenza di una classe politica con un progetto per il Polesine e una comunità locale amorfa e passiva faranno il resto. Con una sapiente dosaggio di tutti questi ingredienti, si può fare qualunque cosa. Una sola richiesta: se proprio dovete farlo, fatelo in fretta. Almeno che sia rapido e indolore.

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