Passa ai contenuti principali

Storia di Rovigo in bustine, puntata 1

I giovani di oggi non conoscono un sacco di cose importanti sulla città in cui vivono, mentre i piani regolatori cancellano di anno in anno le tracce palpabili della nostra storia.
Torna dunque su queste pagine la signora Ivana Fracchia, collaboratrice di prestigio dell'intellettuae Monello Vianello, che riproporrà e aggiornerà una rubrica domenicale sulla Rovigo dimenticata, in cambio di un'ombra di rosso e un panino con la mortadella. Vai con la prima puntata.


Rovigo e il suo fiume: l'Adigetto
Nei tempi antichi il capoluogo polesano era percorso da un vivace e pescoso corso d'acqua noto oggi come Adigetto, ma allora battezzato Flumen Rodrigi. Solo nella seconda metà dell'Ottocento l'Adigetto fu declassato a fiumiciattolo e allacciato con un canale artificiale all'Adige, di cui divenne un ramo secondario.
Il corso d'acqua originale, infatti, era un vero e proprio fiume, che nasceva tra i monti del Wetterstein, nel nord Tirolo, e che sosteneva numerose comunità di pescatori e commercianti nell'area delle tre Venezie. Qui nel Medioevo si pescavano il trilobita, l'anaspide e il prognatodonte e si cacciava il Lagomorfo gigante della Frattesina, una specie di coniglio estinta negli anni Cinquanta a causa degli incidenti stradali. Attraverso l'Adigetto fin dal XVIII secolo a.C. i popoli del nord Europa raggiungevano le coste dell'Adriatico, dove scambiavano con i greci ambra, manufatti di legno di salice e betulla, nonchè la ricetta della paella alla Valenciana. In particolare gli Ermunduri si stabilirono in un piccolo centro commerciale chiamato Berlino, poi raso al suolo da una piena nel 937 d.C. I superstiti fondarono l'abitato di Ceregnano, ma solo quindici secoli dopo.
Negli anni Quaranta del ventesimo secolo, il sindaco di Rovigo, Walter Pajaro, decise di tombinare l'Adigetto per eliminare il traffico delle barche, che ogni domenica pomeriggio si accalcavano su e giù per le acque un tempo cristalline per la classica "vasca". Sulla questione l'allora assessore allo sport, Beppe Osti, propose un referendum popolare, che sancì la volontà di mantenere aperto il corso d'acqua, ma il comitato dei negozianti si oppose, sotenendo che non tombinare il fiume significava ammazzare il commercio in centro. Ormai comunque il danno era fatto, giacchè numerosi rodigini avevano già venduto il proprio natante per comprare un'automobile. L'Adigetto fu tombinato e divenne corso del Popolo, non senza qualche disagio. Essendosi il Comune dimenticato di prevedere un percorso alternativo, ben presto il corso d'acqua esondò, sommergendo San Pio X, che tornò all'età della pietra e così rimase fino agli Settanta, quando il fiume gradualmente scavò un nuovo alveo e le acque si ritirarono.

Commenti

Post popolari in questo blog

Prima missione di successo per l'assessore al Decoro

Foto di gruppo dei facinorosi prima del raid dell'assessore La città è più sicura, grazie all'assessorato al Decoro. Da settimane ci si interrogava sulla reale funzione del nuovo referato della giunta Piva, ma sabato, finalmente, l'assessore al Decoro è entrato in azione, sgominando un'intera banda di facinorosi al castello di Rovigo. Nell'indifferenza generale, i quattro (nella foto) bivaccavano nell'area delle due torri con striscioni dal contenuto eversivo (la Costituzione italiana) e messaggi violenti e offensivi. Non sono però sfuggiti all'occhio del tutore del pubblico decoro che, con l'ausilio della polizia locale, ha tosto sgomberato l'area dalle pericolosissime scritte, che avrebbero potuto traviare le menti degli infanti.

La lettera sulle mazzette per l'appalto della discarica è una patacca! Numerose prove scagionano definitivamente gli accusati!

Clamoroso scoop de La Ghenga : la discussa lettera dell'anonimo imprenditore sulle richieste di bustarelle per un appalto è falsa. Lo ha scoperto un nostro informatore, analizzando numerosi indizi. Nella foto, il nostro informatore (in incognito per tutelarne la privacy) ROVIGO - "Quella lettera ormai l'ha letta tutta la città", ha affermato in questi giorni il procuratore Dario Curtarello, aprendo l'inchiesta sulla missiva di un anonimo imprenditore, che denuncia intrallazzi poco puliti attorno ad un appalto per una discarica nel rodigino. Forse per un errore delle poste, infatti, il misteriosissimo documento è ormai in possesso di chiunque: ne parlano da settimane gli anziani al bar dell'Auser, mia zia Alberta giura di averla trovata perfino tra i giornali della parrucchiera e si racconta che una seconda elementare se l'è trovata come traccia di un tema in classe. Nonostante i contenuti siano di pubblico dominio, tuttavia, i giornali hanno scelto...

Graziano, vogliamo la moviola!

(Foto elaborata su un'idea di Vanni Destro) Graziano Azzalin: anni fa era convintamente contrario al carbone a Porto Tolle, quando ancora andava di moda esserlo, ma prima o poi tutti cambiano idea. Il problema è farlo alla giusta velocità. In campagna elettorale Azzalin dichiarava, sulla stess scialba lunghezza d'onda del suo partito: "Eh, ormai la centrale a carbone l'hanno fatta, tanto vale cercare di guadagnarci qualcosa". La centrale non era stata ancora fatta, a dire il vero, e comunque il centrosinistra non si era particolarmente sbattuto per fermare l'iter, anzi. Non è che è vietato cambiare idea, per carità, ma può essere un casino quando uno cambia posizione su un argomento a una velocità tale da rischiare come minimo uno stiramento muscolare.