Passa ai contenuti principali

Intelletti raffinati: Christian, poeta padano

"Sento la nostalgia di un passato, dove la nonna mia mi ha lasciato, non ti potrò scordar Padania bella, che della vita mia sei la stella". 
A chi dice che i leghisti sono tutti aridi zoticoni, replica con questi versi Christian Gualandri (nella foto), bergamasco di nascita ma polesano d'origine, che nel capoluogo della piccola Mesopotamia sogna di organizzare una kermesse letteraria su quella che chiama la "nuovelle vague della poesia padana". Il nostro collaboratore, Lothar De Polzer (fratello del defunto Uther), lo ha incontrato in un noto locale gay di Porto Viro.

Caro Christian, che bel cravattino verde Padania!

Grazie.

Beh, raccontami di 'sta cosa della poesia padana...
C'è una nouvelle vague della letteratura padana, che i grandi media ignorano deliberatamente, presi dietro ai best seller. Per dire, si parla della rinascita del meridione per il caso Saviano, e nessuno che parli di Settimio Cazzaniga, poeta e narratore di Brugherio, che da anni denuncia la mancanza di posti auto in centro a Milano e la maleducazione dei punkabbestia in metropolitana. Si vede che la mafia è di moda, mentre questi problemi sociali no, vero?

Non lo chieda a me. Dunque lei vorrebbe proporre un grande evento, una kermesse, no?
Grazie al Fondo regionale per l'identità del popolo veneto, abbiamo a disposizione un'importante risorsa per promuovere la nostra cultura e quindi la nostra identià. Ma ci pensa? Una serata dedicata ai carmi e alle liriche di grandi poeti come il Cazzaniga, ma anche Teresina Barbajon da Masi, Carlo Sbottolon, detto il bardo di Ca' Emo, o il sommo Weiner Zambonin, cantore della Madonna del Pilastrello. Ospite d'onore sarebbe ovviamente il maestro Giuseppe Pietroni, pioniere della poesia polesana e punto di riferimento tra i più fulgidi della cultura padana.

Interessante, ma ci parli del suo progetto letterario più ambizioso...
Vorrei seguire Cicciuzzo Sconciaforni, il mio idolo, nel suo viaggio nell'Ade. Mi piacerebbe raccontarne le gesta in un grande poema epico e, al contempo, celebrare i grandi della letteratura polesana e padana. Ho già in mente un canto interamente dedicato a Flaminio De Poli. La famiglia mi ha accolto a padellate in testa, quando l'ho proposto, ma viaggiando nell'oltretomba potrei avere l'occasione di intervistare il Sommo in persona.

Vabbè, ora te lo chiedo: il fatto che sei palesemente gay non ti crea problemi all'interno del tuo partito?
Naturalmente no. Anche questo è un pregiudizio antileghista molto diffuso. Essere omosessuale e essere padano non è una contraddizione e dimostra come la Lega sia un partito moderno e tollerante. Io ho avuto molti fidanzati negri, tutti però con il permesso di soggiorno. Alla faccia che siamo razzisti! La vuoi sentire la mia poesia "Clandestino biricchino"? Te ne declamo appena pochi versi: "Bel ragazzo di colore, io con te farei all'amore, ma se tu sei clandestino, non avrai il mio fiorellino. Hai il permesso di soggiorno? Sennò levati di torno, chè il padano ce l'ha duro, ma si vuol sentir sicuro. La mia mamma me lo dice: se vuoi essere felice, la razza Piave è la migliore, ma se per un negro ti batte il cuore, scegli pure con chi stare, basta che sia un regolare. Solo l'islamico lascia stare, che poi il burka ti tocca indossare!"

Commenti

Post popolari in questo blog

Federalismo residenziale

"La Lega è al potere da quindici anni e non ha fatto niente. Allora io ho proclamato il federalismo residenziale: padrone a casa mia e vediamo cosa dicono". E' la nuova frontiera del federalismo, quella lanciata da Marco Sassoni e dalla sua famiglia (nella foto), che un mese fa si sono proclamati indipendenti dallo stato italiano, per protesta contro il flop politico della Lega Nord. "Mi iscrissi al partito di Bossi dieci anni fa, convinto che potesse rappresentare una fonte di cambiamento - rammenta Sassoni - Noi siamo una famiglia solida: io sono un libero professionista, faccio il rappresentante di prodotti tessili. Mia moglie Rutvalda è l'angelo del focolare, che si prende cura della casa e dei nostri bei figli, Edgardo e Umberto, cresciuti all'insegna dei valori cristiani, primi in tutte le materie a scuola, educati e rispettosi dei genitori".

Storia di Rovigo in bustine, puntata 5

Le numerose attestazioni di stima e apprezzamento pervenute nella buca delle lettere di Ivana Fracchia ci esortano nel continuare a somministrarvi questa rubrica domenicale sulla storia di Rovigo, lontana dagli esercizi esegetici più in voga, ma allo stesso tempo curata e rigorosa nel raccontarci storie e fatti che, invero, destano stupore e maraviglia. Oggi parliamo di una delle piazze più importanti del centro storico. I misteri di piazza Garibaldi Nel tredicesimo secolo le dodici piazze di Rovigo erano chiamate con i nomi dei segni zodiacali. In quella che allora era nota come piazza dell'Ariete, si tenevano i riti per l'equinozio di primavera, durante i quali i cittadini di Rovigo lanciavano in aria le tradizionali zucche ornamentali di Codigoro ed erano frequenti i tafferugli con le milizie cittadine.

Graziano, vogliamo la moviola!

(Foto elaborata su un'idea di Vanni Destro) Graziano Azzalin: anni fa era convintamente contrario al carbone a Porto Tolle, quando ancora andava di moda esserlo, ma prima o poi tutti cambiano idea. Il problema è farlo alla giusta velocità. In campagna elettorale Azzalin dichiarava, sulla stess scialba lunghezza d'onda del suo partito: "Eh, ormai la centrale a carbone l'hanno fatta, tanto vale cercare di guadagnarci qualcosa". La centrale non era stata ancora fatta, a dire il vero, e comunque il centrosinistra non si era particolarmente sbattuto per fermare l'iter, anzi. Non è che è vietato cambiare idea, per carità, ma può essere un casino quando uno cambia posizione su un argomento a una velocità tale da rischiare come minimo uno stiramento muscolare.