Passa ai contenuti principali

Into the wild

Avevamo lasciato il nostro anonimo cicloturista delle isole Svalbard in procinto di abbandonare il viaggio in bicicletta verso la Malesia, che gli sarebbe valso sicuramente una menzione del Guinness dei Primati, se non si fosse arenato sulla strada più o meno ciclabile per Grignano.
Intenzionato a tornare quanto prima alla sua gelida, ma accogliente magione, il nostro ciclista si è quindi rimesso in viaggio in direzione nord, imboccando la ciclabile che dalla stazione ferroviaria si snoda fino al Censer e da lì, nelle fantasie più sfrenate di urbanisti e assessori, dovrebbe congiungere il centro a Boara di qua e Granzette. Lo ritroviamo invece sconcertato, il nostro turista, abituato alla ferrea programmazione degli uomini del nord, allorchè il suo viaggio di ritorno si infrange immediatamente contro un nuovo, inatteso ostacolo: un muro d’erba.
Proprio così: dopo avere affrontato il ripido ponte che conduce al parcheggio del Censer, dopo avere attraversato a scapito della vita il passaggio ciclopedonale all’altezza del sottopasso ferroviario per Granzette, la pista si ferma nel nulla. Un’alta muraglia di ortiche, rovi, sambuchi ed erbacce impedisce di andare oltre.
“Alle Svalbard non sarebbe mai successo”, borbotta il nostro, mentre si prepara a passare oltre, munito di falce per aprirsi un varco nell’erba e badile per dissodare il terreno. Un lavoro titanico, che richiederà giorni e giorni di sudore e fatica. Fortunatamente l’habitat naturale circostante offre tutto il necessario per la sopravvivenza: acqua corrente a volontà; ortiche, ottime per risotti, frittate e impacchi; ma soprattutto una grande quantità di bovoli, ossia le saporite chiocciole tanto apprezzate dai gastronomi veneti e francesi. Manca solo del buon Pinot per innaffiare il tutto.
Nutrendosi di gasteropodi ed erbe selvatiche, il nostro cicloturista continua così la sua avventurosa vacanza nella terra tra i due fiumi.

Commenti

Post popolari in questo blog

Federalismo residenziale

"La Lega è al potere da quindici anni e non ha fatto niente. Allora io ho proclamato il federalismo residenziale: padrone a casa mia e vediamo cosa dicono". E' la nuova frontiera del federalismo, quella lanciata da Marco Sassoni e dalla sua famiglia (nella foto), che un mese fa si sono proclamati indipendenti dallo stato italiano, per protesta contro il flop politico della Lega Nord. "Mi iscrissi al partito di Bossi dieci anni fa, convinto che potesse rappresentare una fonte di cambiamento - rammenta Sassoni - Noi siamo una famiglia solida: io sono un libero professionista, faccio il rappresentante di prodotti tessili. Mia moglie Rutvalda è l'angelo del focolare, che si prende cura della casa e dei nostri bei figli, Edgardo e Umberto, cresciuti all'insegna dei valori cristiani, primi in tutte le materie a scuola, educati e rispettosi dei genitori".

Storia di Rovigo in bustine, puntata 5

Le numerose attestazioni di stima e apprezzamento pervenute nella buca delle lettere di Ivana Fracchia ci esortano nel continuare a somministrarvi questa rubrica domenicale sulla storia di Rovigo, lontana dagli esercizi esegetici più in voga, ma allo stesso tempo curata e rigorosa nel raccontarci storie e fatti che, invero, destano stupore e maraviglia. Oggi parliamo di una delle piazze più importanti del centro storico. I misteri di piazza Garibaldi Nel tredicesimo secolo le dodici piazze di Rovigo erano chiamate con i nomi dei segni zodiacali. In quella che allora era nota come piazza dell'Ariete, si tenevano i riti per l'equinozio di primavera, durante i quali i cittadini di Rovigo lanciavano in aria le tradizionali zucche ornamentali di Codigoro ed erano frequenti i tafferugli con le milizie cittadine.

Graziano, vogliamo la moviola!

(Foto elaborata su un'idea di Vanni Destro) Graziano Azzalin: anni fa era convintamente contrario al carbone a Porto Tolle, quando ancora andava di moda esserlo, ma prima o poi tutti cambiano idea. Il problema è farlo alla giusta velocità. In campagna elettorale Azzalin dichiarava, sulla stess scialba lunghezza d'onda del suo partito: "Eh, ormai la centrale a carbone l'hanno fatta, tanto vale cercare di guadagnarci qualcosa". La centrale non era stata ancora fatta, a dire il vero, e comunque il centrosinistra non si era particolarmente sbattuto per fermare l'iter, anzi. Non è che è vietato cambiare idea, per carità, ma può essere un casino quando uno cambia posizione su un argomento a una velocità tale da rischiare come minimo uno stiramento muscolare.