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Il futuro del PD? Una roba di cerchi e poligoni

In attesa di tempi migliori, continuiamo a ristampare i classici di Monello Vianello. Per chi se la fosse persa, ecco di nuovo l'intervista esclusiva a Gabriele Frigato, rilasciata nel 2009 per raccontare un PD appena uscito dalla costituente ed entrato a pieno titolo verso i congressi. 
Eppure già allora i vertici del Pd lanciavano l'allarme sulla possibilità di non essere capiti dal paese. L'inviato Asbesto Minzolini si è recato nella sede del PD dove, tra un busto di De Gasperi e una gigantografia di De Gasperi, ha conversato con il segretario dei temi di più scottante attualità.
 
Caro segretario, certo che ci sono più ritratti di De Gasperi qui dentro che di Kim Il-Sung a Pyongyang, eh?
Già. E quindi?

Ma niente, era così per rompere il ghiaccio. Non è che gli ex Ds poi se la prendono a male?
Guardi, smettiamola di parlare di ex Ds ed ex Margherita. Oggi c'è un solo partito e chi non ha capito questo non ha capito una sega. Questa polarizzazione va superata e in questo senso comprendo Bersani quando si dice preoccupato che ci sia uno scarto tra il barocchismo del percorso, lo stato dell'organizzazione e certe tensioni divisive, e che questa contraddizione, se non governata dal partito, può farci non capire nel paese.

Il rischio di essere incompresi è forte. A questo proposito, molti criticano il fatto che nel Pd confluiscano da tempo le anime più disparate. Come pensate di conciliare i teodem con la laicità delle istituzioni, il pacifismo con l'interventismo armato, la tutela dell'ambiente con le centrali nucleari, per dirne qualcuna?
Il problema è solo apparente e faccio un esempio per spiegarmi: prendendo le due figure geometriche maggiormente opposte fra loro, ossia la linea e il cerchio, noi possiamo renderci conto che in nessuna maniera riusciremo a far estendere il cerchio all'infinito se non lo si farà coincidere con la linea, poiché allargare i confini del cerchio significa comunque porre dei limiti alla sua natura in quanto più esso si allarga, più allarga la propria area. L'infinito, tuttavia, non può avere area perché, appunto, è infinito. La ragione non può comprendere ciò, ma sulla scia di Platone noi distingueremo tra la ratio discorsiva e l'intellectus intuitivo. La sola ragione non basta per estendere le proprie conoscenze al PD, ma se non si può conoscerlo tramite l'intellectus non si potrà nemmeno conoscere il mondo con la ragione poiché dal PD nascono tutte le cose. L'atteggiamento che l'uomo deve tenere al cospetto del PD è quello della socratica docta ignorantia, ossia di un umile sapere di non sapere.

Eh?
Cerco di essere ancora più chiaro, o mio ottuso interlocutore: un cerchio (che rappresenterebbe il reale) non potrà mai essere uguale al poligono in esso inscritto (che sarebbe la nostra ragione) o, per dirla altrimenti, un poligono inscritto all'interno di un cerchio non potrà mai far collimare perfettamente i suoi lati con la superficie del cerchio, perché, anche dividendoli all'infinito, esso manterrà sempre la sua natura di poligono avente lati mentre l'altro rimarrà sempre tale. Ora, posto che non sarà il PD a perdere l'infinità che gli è peculiare (se la perdesse non sarebbe più il PD), dovrà essere l'uomo a perdere la sua natura umana per incontrare il PD e conoscerlo nella Sua interezza, perché il PD sarà tutto in tutti. Chiaro?

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