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C'è qualcosa nell'aria

Ancora mistero sull'enorme incendio scoppiato domenica alla discarica Taglietto 0 di Villadose. Nonostante l'impegno delle autorità per insabbiare l'accaduto, grazie a fonti non ufficiali è stato possibile ricostruire quanto accaduto in quelle ore. Non è stata autocombustione, bensì l'azione sconsiderata di Elviro Monini (nella foto), conosciuto fricchettone di Villadose, che domenica si era recato alla discarica per distruggere per sempre le sue 120 piante di marijuana, coltivate per uso personale.
Monini, stando alle voci delle signore del paese, aveva promesso alla fidanzata Ottavia di smettere una volta per tutte con quei conetti aromatici che avevano trasformato il salotto in una fumisteria. L'uomo avrebbe dunque raccolto tutte le piante di pregiata canapa indiana e le avrebbe conferite in forma di rotoballa in una fossa all'interno della discarica. "L'ultima e poi smetto", si sarebbe detto, accendendosi il cannone realizzato con l'ultima, spiegazzata cartina rimasta nel portafoglio. Le scintille provocate da una bronza troppo estesa hanno innescato l'incendio, che si è immediatamente propagato tra i rifiuti. La grande fumata nera provocata dalla combustione mista di pattume e ganja avrebbe in effetti raggiunto l'abitato. Questo spiegherebbe infatti l'improvviso buonumore degli abitanti di Villadose, che hanno passato la giornata ad abbracciarsi ridendo e a guardarsi le mani strabuzzando gli occhi di meraviglia. Una manna per il piadinaro lungo la statale, assaltato da centinaia di uomini e donne di tutte le età, in preda alla fame chimica. Sul posto è poi intervenuta l'Arpav, che ha trovato Elviro Monini mentre danzava tutto nudo attorno alla discarica, cantando "Somebody to love" dei Jefferson Airplane. I tecnici dell'agenzia hanno prelevato alcuni campioni grazie ad appositi narghilè, immediatamente conferiti al laboratorio analisi. "Sono passato a controllare di persona e non abbiamo rilevato niente di allarmante", ha biascicato ridacchiando Giancarlo Chinaglia, con gli occhi stranamente arrossati.


(da Monello Vianello, 29 luglio 2008)

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