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Chiude l'ente Parco del Delta? Cancellati 15 anni di grandi successi

Un scorcio suggestivo del Delta del Po, tra natura e attività umane
La Regione Veneto vuole accorpare tre parchi in uno. Il Delta del Po finirebbe assieme al fiume Sile e ai colli Euganei, con un unico presidente per tutto (nominato da Venezia per fare prima) e un consiglio direttivo ridotto all'osso.
Una tragedia per gli amici del Sile e dei colli Euganei, che in futuro potrebbero trovarsi alla guida anche dei loro parchi uno come Pupi Gennari, ultimo arrivato di una sequela di presidenti dell'ente polesano, che da 15 anni si alternano all'ambita poltrona senza lasciare alcun segno della loro presenza.
Sarà forse con queste prospettive in mente che l'attuale, illuminato presidente del parco deltizio sposa il disegno di legge approvato dalla giunta regionale, seppur con qualche umana perplessità: "Chiaro che un solo direttore per tre parchi comporta un risparmio, ma bisogna considerare che è una figura determinante e gestirne tre è un lavoro imponente". Soprattutto amministrare quello polesano deve essere un carico di incombenze da far tremare i polsi.
Chi invece non si dovrebbe ammazzare di fatica sarà l'eventuale presidente unico, ovviamente se si prende a modello l'impegno profuso in questi anni dai numeri uno dell'ente bassopolesano. Federico Saccardin, ad esempio, aveva così tante energie da spendere, che quand'era a capo del Parco divideva l'oneroso incarico con quello di presidente della Provincia, sede in cui approvava la centrale a carbone che il suo comitato scientifico aveva appena bocciato. Lo stesso Gennari si divide tra la guida del parco e il comune di Porto Viro (due pianeti diversi), senza che la sua forma fisica ne risenta. Del resto, la sua è un'autentica passione per la tutela della natura: da sindaco di Porto Viro si rese celebre qualche anno fa per la decisione di chiudere una ciclabile nella stagione di caccia, perchè i ciclisti disturbavano la serenità dei cacciatori. Per questi meriti, oggi è presidente di un ente che lavora intensamente per distruggere il poco che rimane del Delta del Po.
Riuscirà il futuro presidente unico, coadiuvato dal suo direttore unico, a completare l'opera tutto da solo? Il Partito Democratico sostiene di no e per bocca di Marinella Mantovani esprime la propria contrarietà. Soprattutto per la perdità dell'attuale e mai abbastanza glorificato consiglio, composto dai sindaci del Delta: "Vogliamo essere noi i protagonisti del nostro futuro", tuona, andando con la mente ai protagonisti del nostro glorioso passato e presente e ai loro storici risultati.
Un breve riassunto di quanto fatto finora, doveroso tributo all'intenso lavoro del presidente e del suo consiglio. Il Parco è nato nel '97 e avrebbe dovuto dotarsi di un piano ambientale tre anni dopo. Se ne parla da quindici anni e siamo ancora allo stato di bozza. L'attuale idea dei sindaci deltizi è di dichiarare "parco" giusto gli argini del Grande Fiume, lasciando fuori aree poco significative come le golene, gli scanni o le spiagge, che restebbero a completa disposizione di cacciatori, imprenditori turistici e imprenditori dell'edilizia. Perchè noi siamo furbi, mica come quei fessi dell'Emilia Romagna, che con un solo ramo del Delta hanno fatto il parco nove anni prima di noi, tutelato un'area cinque volte più vasta e stanziato milioni di euro mentre noi ci buttavamo le briciole.
Fenicotteri del Delta: mangiano piombo e crepano. Che sciocchi.
L'aspetto più controverso della legge, ci spiega il Pd, è la volontà di "defraudare gli amministratori locali della gestione diretta del territorio, che fra l’altro sottintende la mancanza di considerazione del nostro delta come un territorio con caratteristiche assolutamente peculiari". Tra i progetti più pregevoli avviati in questi anni per sostenere le peculiarità del Delta, due tre vanno certamente ricordati. Ad esempio l'inabissamento del terminal gasiero davanti alla spiaggia di Boccasette, esempio cristallino di sviluppo sostenibile, con un impatto notoriamente positivo non solo per l'ecosistema, ma prima di tutto per la pesca e per l'occupazione locale. Ancora, il via libera alla centrale a carbone che farà passare dozzine di bettoline cariche di combustibile in mezzo ad alcune aree naturalistiche e porterà benefici per le produzioni agricole locali paragonabili a quelli ravvisati intorno all'analogo impianto di Brindisi. Indimenticabili anche  le morìe di fenicotteri avvelenati da pallini di piombo e le stragi di uccelli compiute dai cacciatori ogni anno per valorizzare il Delta quale rifugio di migliaia di specie pregiate, l'ok entusiasta a Euroworld e a numerosi insediamenti turistici ad altro impatto ambientale, nel nome del turismo sostenibile e di visitazione, il prossimo arrivo della nuova Romea Commerciale, che assieme all'imprescindibile nuovo tratto della Nogara-Curicchi porterà una ventata di cemento e capannoni anche nel cuore del nostro grande Delta.
Peculiarità mai sufficentemente esaltate nelle pubblicazioni che magnificano le bellezze del delta polesano. Strano, vero? Sarà che siamo modesti.

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